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Forza d’Agrò – Nicola Di Cara – Le tante chiese esistenti a Forza d’Agrò sono il segno non solo dell’intensa vita religiosa che si conduceva nell’antica cittadina, ma anche della floridezza e del benessere che, almeno periodicamente per tante famiglie e costantemente per le più facoltose, si godeva tra la gente, sempre attiva e laboriosa in ogni quartiere del paese. Dalla Chiesa Madre dipendeva, per fondazione e per vincoli di soggezione, la chiesa “filiale” di S. Antonio Abate. Sono gli stessi registri, conservati nell’Archivio Parrocchiale, che definiscono “parrocchiale” o “filiale” la chiesa di S. Antonio Abate, in cui un cappellano poteva celebrare come se fosse nella stessa Chiesa Madre.
Gli abitanti del quartiere periferico di Forza d’Agrò, sulla strada che conduce alle campagne da coltivare ed ai pascoli, hanno voluto una “loro” chiesa, che hanno eretto dedicandola a S. Antonio Abate, il Santo protettore dei contadini e degli animali domestici. Proprio alla fine del lungo e stretto corso principale di Forza d’Agrò, in luogo oggi leggermente sopraelevato rispetto alla via ma un tempo allo stesso livello, sorge la chiesa di S. Antonio Abate, da cui prende il nome l’annessa piazzetta e tutto il quartiere. Essa risale alla fine del ‘500. La chiesa è posta di fianco, oggi sulla sommità di una breve gradinata, davanti ad un sagrato che originariamente si estendeva lungo tutto il prospetto compresa la parete laterale.
Nella foto riportata dal Bottari nel suo libro “Forza d’Agrò” del 1927, si nota come la zona centrale della piccola piazza fosse rialzata rispetto alla stretta via. Il prospetto si affaccia su un piccolo vicolo ed è abbellito da un portale architravato in pietra arenaria locale con fantasiosi motivi in rilievo. L’interno, di non grandi dimensioni, è ad una navata. Le pareti sono ornate da sette altari. Questi, separati da finti pilastri (paràste), sono circondati da archi sormontati dalle tipiche testine alate di angioletti e contenevano le immagini sacre (statue lignee e quadri). Queste, secondo i ricordi degli anziani, in senso antiorario, erano quelle di S. Antonio da Padova (statua), S. Filippo (statua), S. Antonio Abate (quadro), Madonna del Carmelo (quadro), Addolorata (statua), S. Sebastiano (statua), S. Lucia (quadro e statua). Il quadro di S. Antonio Abate, pur rappresentando il Santo a cui è dedicata la chiesa, non era collocato sopra l’altare maggiore. Il Santo, inoltre, non è raffigurato da solo. Nel quadro forzese, l’immagine di Sant’Antonio Abate è associata a quella del suo discepolo Atanasio di Alessandria, autore dell’opera che ne racconta la vita. Sopra l’altare maggiore, c’era il quadro della Madonna del Carmelo (a Matri ‘u Càrminu, nella parlata locale). Oltre alle opere d’arte collocate sugli altari, altre opere pittoriche erano collocate alle pareti della chiesa, contornate da caratteristiche “cornici” curvilinee in stucco. In questa chiesa avevano sistemazione alcune opere, anche pregevoli, risalenti al XVI e al XVII secolo.
Anche Stefano Bottari, nel libro Forza d’Agrò (1927), ha scritto: «Notevoli piuttosto sono due tele che si conservano nella chiesetta di S. Antonino, probabilmente degli ultimi del cinquecento, abbastanza deteriorate però dall’umidità e dall’incuria.» Dopo la chiusura della chiesa, nella quale già dagli anni ‘50, non venivano più esercitati riti religiosi, alcuni di questi quadri (sec. XVII, ambito messinese, olio su tela) sono stati condotti nella Chiesa Madre. Tra questi il quadro di “S. Antonio Abate e S. Atanasio Vescovo”, il quadro di “S. Lucia” e quello della “Madonna del Rosario tra i S. S. Domenico e Caterina” (di Giovanni Simone Comandè). Le statue di S. Lucia e di S. Filippo, nei giorni di festa, venivano adornate rispettivamente con una corona e con un diadema d’argento. All’interno del paese, completamente preso dall’attività, che si può definire “rinascimentale”, anche i vari quartieri si prodigavano con nobili gare di emulazione a sviluppare il patrimonio religioso ed artistico, che poi non sarebbe stato soltanto titolo di compiacimento per il quartiere, ma soprattutto motivo di legittimo orgoglio per tutta la cittadina. Il piccolo centro, che in quel periodo ha incrementato il numero di chiese, si è arricchito così di tutta una serie di opere d’arte. Rimane ai nostri giorni la consuetudine di far procedere (il Venerdì Santo) dalla chiesa di S. Antonio Abate, la processione con la “vara” della Vergine Addolorata, la cui statua è proprio custodita in questa chiesa. Un tempo, al centro della chiesa, si preparavano i “sepolcri”, costituiti da piatti di erba verde germogliata da semi di grano o di legumi. Era consuetudine che i fedeli percorressero in ginocchio il tratto interno della chiesa fino ai “sepolcri”. Un evento che si svolge nella piazza dove sorge la chiesa di S. Antonio Abate ha oggi un’importanza notevole riguardo alle tradizioni forzesi. Si tratta della benedizione dell’alloro e della processione degli Oli Sacri nel giorno di “Pasquetta”.
Fino al 1877, tutti i morti venivano seppelliti nelle chiese poste nei vari quartieri. Nel Registro dei defunti conservato presso l’Archivio Parrocchiale di Forza d’Agrò, sono documentate sepolture “in ecclesia S. Antonij” o “Divi Antonij” già nel ‘700. In effetti, i lavori di ristrutturazione della chiesa ultimati nel 1999, hanno portato alla luce una cripta posta proprio al centro dell’edificio religioso. Da documenti custoditi nell’Archivio Diocesano di Messina, apprendiamo che nel 1841 è stato dato il permesso anche alla Confraternita della SS. Trinità “pell’uso della Chiesa di S. Antonio” ai fini della sepoltura dei confrati.
Nel registro di Forza d’Agrò n. 295 conservato presso l’Archivio Diocesano Archimandritato di Messina, la chiesa di S. Antonio Abate, nella seconda metà dell’800, è definita “sfornita di tutto” e simile ad un “lurido stallariccio” per il “baccano” che si fa in essa.
Ai nostri giorni, la chiesa, dopo un fugace utilizzo come sala convegni, è stata destinata a Museo d’arte sacra.
Nicola Di Cara
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